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giovedì 20 aprile 2017

Teresa di Calcutta

Per cominciare, Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) non era madre, non si chiamava Teresa e non era originaria di Calcutta. la “santa” era albanese e portava l’impronunciabile nome di Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu è passata alla storia per le sue pretese “opere di bene”, talmente sublimi che nel 1979 ha ricevuto il Nobel per la pace e nel 2003 il “produttore di santi” Giovanni Paolo II l’ha fatta beata e ora Papa Francesco la fa santa. Come spesso avviene nell’universo cattolico, tuttavia, è sufficiente grattare un po’ alla superficie e rimuovere la debole patina del mito per scoprire che certe “verità” sono sempre relative.
Dalle ricerche (Hitchens), emerge con forza l’immagine di un’opportunista, che negli anni seppe costruire e sfruttare un’immagine di santa e benefattrice per raccogliere fondi finalizzati alla diffusione di un’ideologia religiosa intollerante, grazie al costante appoggio di certi partiti di destra, come i teocon statunitensi, del dittatore haitiano Jean-Claude Duvalier (dal quale accettò onorificenze e denaro) e del banchiere statunitense (nonché pregiudicato) Charles Keating.
Questa vasta operazione fu degnamente supportata dalla manipolazione mediatica messa in atto a favore di madre Teresa e grazie alla quale ella poté propagandare in ogni angolo del mondo le sue idee etico-religiose, che, come moltissima gente non sa, prevedevano un secco “no” all’aborto, alla contraccezione, al divorzio e ai rapporti pre-matrimoniali. Per contro, la “santa” si dichiarò sempre convinta del potere salvifico della sofferenza umana (ben inteso solo di talune parti dell'umanità) per l’espiazione dei peccati (Hitchens); l’angelica santona è stata strumento nelle mani della chiesa per il perseguimento dei suoi obiettivi politici e teologici: in altre parole, una di quelle colossali operazioni di marketing alle quali il Vaticano ci ha abituati da anni (almeno, per chi abbia l’occhio abbastanza attento da accorgersene).
In sintesi, la buona donna utilizzò i contributi in denaro (che, assai cattolicamente, non disdegnava affatto) per aprire conventi, più che ospedali, quantunque le donazioni fossero state elargite a questo secondo scopo. Quanto al suo “amore per i poveri”, madre Teresa si oppose a “misure strutturali" per porre fine alla povertà, in particolare quella che avrebbe elevato la condizione sociale e culturale delle donne. Non a caso, in una conferenza stampa del 1981, alla domanda se insegnasse ai poveri ad accettare il proprio destino, rispose: Penso che il mondo tragga molto giovamento dalla sofferenza della povera gente...
Madre Teresa consolava e sosteneva i ricchi ed i potenti, permettendo loro ogni sorta di lassismo, mentre predicava l’obbedienza e la rassegnazione ai poveri.
Le cure mediche fornite negli ospedali di madre Teresa furono a dir poco costantemente inadeguate, più volte riviste scientifiche parlarono di riutilizzo degli aghi delle siringhe, di pessime condizioni igieniche, di cattive condizioni di vita, di terapie approssimative, di esaltazione della sofferenza e di una constante rinuncia a vere diagnosi sistematiche.