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mercoledì 26 aprile 2017

Ilio Baroni

Ilio Baroni è stato un operaio anarchico e un partigiano. Nonostante il Partito Comunista e i suoi accoliti lo abbiano spesso definito comunista, in realtà Ilio Baroni fu un militante del movimento anarchico torinese.
Emigrato con la sua famiglia a Piombino, nel primo dopoguerra fa le sue prime esperienze politiche militando nel movimento anarchico e nel 144° battaglione degli "Arditi del Popolo" contro il fascismo nascente. Nel giugno 1925 si trasferisce a Torino per sfuggire alla repressione e va ad abitare nel quartiere Madonna di Campagna, per passare poi in via Desana.
Assunto come operaio alla Fiat Ferriere, mantiene stabili contatti specialmente con i compagni detenuti. Costantemente sorvegliato dalla polizia per la sua attività politica, nell'estate del 1936, a seguito dello scoppio della guerra civile spagnola, lascia la penisola insieme ad altri compagni per aggregarsi ai repubblicani spagnoli ma tutti vengono fermati alla frontiera dalla gendarmeria francese e rimpatriati in Italia. Rientrato a Torino, installa un'antenna clandestina che gli ha permette di ascoltare radio Barcellona e seguire direttamente gli sviluppi della guerra rivoluzionaria. Quando era nuovamente pronto a dirigersi verso la Spagna, gli eventi delmaggio 1937 e l'omicidio degli anarchici per mano degli stalinisti spagnoli gli fecero cambiare idea. Nel dicembre del 1937 viene arrestato a Torino e nel giugno seguente viene condannato a cinque anni di confino nell'isola di Tremiti per attività di propaganda antifascista ed anarchica.
Tornato in libertà il 6 dicembre 1942, riprende il lavoro alle Ferriere e diviene autorevole membro del Comitato di Agitazione torinese, contribuendo al successo degli scioperi nelle fabbriche del 1943-1944. Dopo l'occupazione della città da parte delle truppe tedesche, aderisce immediatamente alla resistenza prendendo il comando della 7ª brigata Squadre d'Azione Patriottica (SAP) "De Angeli" con il nome di battaglia di "Moro" (Nelle SAP militavano partigiani provenienti da diverse realtà politiche. Esse si proponevano l'obiettivo di difendere le industrie, sabotare la produzione fascista e rafforzare la coscienza antifascista con la propaganda.). Dal mese dell'ottobre 1944 é uno dei primi sottoscrittori del giornale «Nuova Era» - a cura di Fioravanti Meniconi, Dante Armanetti, Antonio Garin e Italo Garinei i cui primi tre numeri saranno distribuiti nelle fabbriche torinesi.
Il 26 aprile Baroni e i suoi attaccano la stazione Dora con successo, ma quando giunge una richiesta di aiuto dalla Grandi Motori, dove infuriava una battaglia tra partigiani e nazi-fascisti in fuga, egli non esita a fornire nuovamente il suo appoggio cadendo sotto il fuoco tedesco. Il giorno dopo la città sarà completamente liberata dai fascisti.
«Baroni sa di rischiare tutto, ma come nel passato mette a repentaglio la sua vita per proteggere quella degli altri. Ecco Baritono che cerca di recuperare l'automezzo del suo distaccamento; Baroni è ora completamente allo scoperto e lo protegge, ma una raffica colpisce in pieno Baritono; Baroni continua a sparare, poi, d'un tratto, tutto tace; la sua arma non canta più; Baroni è morto; si è accasciato sulla sua arma; è caduto da eroe. (Fabbri).»